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domenica 1 luglio 2012

Primo pride della Sardegna a Cagliari. Un grande passo!

Eh già. Ieri, 30 giugno 2012, c'è stato il primo pride della Sardegna. A CAGLIARI! 


Occhio però, si chiama pride e non minimizziamo il suo nome e la sua natura classificandolo semplicemente come 'Gay pride'. Per quanto importante sia quest'ultimo, e per quanto i gay cagliaritani abbiano contribuito a dare una forte impronta al pride, in realtà si è trattato di un corteo a cui tutti coloro che vedevano gran parte dei diritti civili calpestati dall'alto, potevano partecipare.


L'ARC di Cagliari, importante associazione cagliaritana per i diritti lgbtq, ha messo in piedi questa manifestazione con tanto lavoro, impegno e dedizione. Ci hanno sempre messo la faccia con coraggio e soprattutto con spontaneità come pochi di noi sanno fare. Penso sia un grande esempio di vita e spontaneità.
Ciò che è stato creato non ha eguali nella storia della Sardegna. E per essere il primo pride mi sento di dire che la popolazione cagliaritana (ma anche persone provenienti da altre aree geografiche) ha reagito molto positivamente.

Quello che maggiormente mi ha colpito è stato vedere numerosissime famiglie sorridenti e felici di manifestare con i loro figlioletti (davvero molto piccoli) in spalla. Come dire... un buon auspicio per le successive generazioni! Ma soprattutto un gesto pedagogico anche verso coloro che ancora oggi vedono in modo distorto l'omosessualità (e purtroppo sono ancora tanti).

Sì, sono tanti, è vero. Ma nonostante si dica che scendendo da Roma in Giù l'Italia sia progressivamente omofoba e costituita da giunte cieche dinanzi alle richieste d'attenzione per diritti civili e quant'altro, devo dire che in tal senso Cagliari mi ha stupito molto positivamente.

Nell'ultima settimana abbiamo finalmente assistito all'istituzione dei registri per le coppie di fatto e le unioni civili (fortemente voluti da Massimo Zedda, sindaco di Cagliari d'appartenenza SEL che ha mantenuto fede a questo punto del programma presentato prima delle elezioni).
Già il fatto che questo punto del programma fu presentato e discusso con molta franchezza prima delle elezioni ha dimostrato che chi lo ha votato non aveva difficoltà a concepire questo repentino cambiamento: risulta perciò un dato molto importante nel cambiamento di mentalità che lentamente si sta verificando a livello locale.
Sempre nell'ultima settimana abbiamo fatto il pride e -questo va detto- sempre col benestare del sindaco che non manca mai alle importanti iniziative lgbtq, sostenendole anche in discorsi pubblici.

Non so se complessivamente sia vero che l'Italia meridionale sia più omofoba rispetto a quella del settentrione. Ma di sicuro a Cagliari siamo sulla giusta via per il miglioramento; via che stiamo percorrendo piuttosto velocemente nonostante le grandi tappe che ancora ci sono da fare.

Detto ciò, spero vivamente che questa settimana sia stata portatrice di rinnovamento e che si prosegua sulla stessa linea.

NeOm



Immagine curata da Associazione ARC Cagliari: www.associazionearc.eu


giovedì 14 giugno 2012

L'omosessualità e il mito dell'innaturale

Talvolta mi trovo a dover spiegare perché l'omosessuale non è contro natura e che tale definizione deriva da uno stupido dogma di matrice religiosa e fondamentalista che ha influenzato anche i non credenti.

Essere in-naturali significa piuttosto non seguire le proprie pulsioni, reprimerle; credere che al mondo dobbiamo essere tutti uguali, ovvero, in questo caso, che tutti dovremmo sposarci, scopare ed avere figli solo per mandare avanti la specie. Manco fossimo delle macchine! Penso che nemmeno Darwin fosse così rigido.

Al mondo, che è bello perché vario, c'è chi può, chi non può, chi vuole e chi non vuole avere figli. C'è anche chi vuole adottarli o chi invece decide di diventare prete, suora o di seguire la propria carriera. La naturalità risiede proprio in questo, nell'equilibrio tra le parti e nella libertà individuale di essere sé stessi. Ed infatti è dimostrato anche dal fatto che al mondo siamo sempre di più nonostante questa varietà sociale.

Ci sarà sempre chi vorrà avere figli, non temete! Ma vi saranno sempre persone che possono o non possono, che vogliono o che non vogliono avere figli per le più disparate ragioni che vanno al di là dell'omosessualità. Ma si prende sempre e solo di mira l'omosessuale perché la chiesa ha contribuito a diffondere questo sentimento d'odio ingiustificato. A me sembra solo cattiveria gratuita.

E non venitemi a dire: 'se al mondo fossimo tutti omosessuali allora...'. NO! Non esisterebbe mai un mondo di soli omosessuali così come non esisterà mai un mondo di soli eterosessuali. Sarebbe un puro non-senso. Come dire: 'se al mondo fossimo tutte donne...' o 'se al mondo fossimo tutti uomini...'. Ci arrivate a capire che è un discorso ipocrita, un'ipotesi senza senso?

L'omosessuale segue la sua natura senza fare male a nessuno così come dovrebbe fare l'eterosessuale. Invece stanno tutti lì a sparare sentenze al vento, facendosi i paladini di una naturalità fasulla e marcia. Ergendosi a giudici di una moralità infarcita di dogmi; il dogma della presunta 'normalità' in cui tutti dovremmo essere dei robot.

Non so voi, ma io mi sento naturale per il solo fatto che posso amare, anche se non   trombo con le donne al solo scopo di avere dei figli, come invece vorrebbe la chiesa (che non è certo 'portatrice di prole', si sa).

-NeOm-



Immagine acquisita da www.quibrescia,it

mercoledì 13 giugno 2012

La TV e le offese di 'prima' e 'seconda' categoria

Un post breve per una riflessione breve. A seguito della discussione fin troppo abusata sulle parole di Cassano, mi è venuta in mente una cosa:

In diversi programmi TV, per es Grande Fratello, Forum, SanRemo e via dicendo, le bestemmie sono sempre state (giustamente) punite con l'esclusione dei concorrenti.
Ma allora mi chiedo, perché sfoderare una morale di ferro solo per questioni religiose e poi quando si sente dire un Cassano 'sono froci. Sono froci, mi auguro che non ci siano' (rispondendo alla domanda dei giornalisti circa la possibilità che in nazionale ci siano ben due gay) non si fa proprio nulla?
Ora: a parte il fatto che non dovrebbe importare a nessuno quanti gay ci siano in nazionale, c'è qualcosa di ben più destabilizzante. Perché il trattamento televisivo riservato alla bestemmia non viene adottato anche verso termini quali frocio e simili? Esistono offese di serie A e offese di serie B?
La cosa più raccapricciante non è la nota ignoranza di Cassano che ben poco mi offende, bensì la domanda rivoltagli dai giornalisti esclusivamente con lo scopo di ottenere quella risposta. Le risate di gusto degli intervistatori testimoniano la riuscita dell'impresa. Ma testimoniano anche il degrado della professione giornalistica e dell'intera televisione.
Alla base vi è sempre e comunque l'ipocrisia di noi italiani che vogliamo fare i moralisti solo quando ci fa comodo, decidendo cosa si può offendere e quali offese possiamo ritenere tollerabili.
In televisione e nel campo del giornalismo non dovrebbero essere ammesse offese di alcun tipo in quanto sono fonti di notizia che non dovrebbero fomentare l'odio ma solo informare. Ma a quanto pare la professionalità è virtù di pochi.

NeOm

domenica 10 giugno 2012

Universali etici e volontà personale

Universali etici: si può veramente parlare di universali etici? ovvero, è possibile determinare schemi dell'agire entro i quali tutti noi dobbiamo stare? Se così fosse, come possiamo essere certi di essere nel giusto? Siamo sicuri che vivere nel giusto significhi rispettare un sistema di valori imposto da qualcuno?

Passiamo a esempi comuni: 

La religione: in quest'ambito sembra che la volontà individuale sia come azzerata. Etichette quali cattolico e musulmano (ad esempio) sono già di per sé la porta d'ingresso ad un sistema di valori entro il quale si deve restare per essere considerati 'giusti'. Per essere cattolico devi credere in Dio e osservare i suoi precetti; per essere musulmano devi credere in Allah e osservare i suoi precetti. Ma i precetti di cui parliamo chi ce li impone veramente? Dove risiede in questo caso la spontaneità con la quale forse si dovrebbe credere in qualcosa solo perché dal profondo del proprio io si sente di doverci credere? 
Non sto parlando, come si potrebbe essere portati a pensare vista l'introduzione, che vi debbano essere necessariamente delle prove per credere in qualcosa. No. Questo no. Altrimenti non si potrebbe parlare di credenza, bensì di dimostrazione. E parlando di dimostrazioni ci avvicenderemmo nel terreno della scienza che poco ha a che vedere con quello della religione. 
Credere significa anche non aver bisogno di prove. Credere significa non mettere in dubbio ciò di cui siamo certi e su cui basiamo tutta la nostra vita. Che sia credenza nella religione, che sia credenza nell'infallibilità della scienza.
Ma mentre la scienza si basa più sulla dimostrazione e sulla verifica, nella religione parliamo di credenza propriamente detta; significa condurre la propria vita in pace con sé stessi senza sentire nemmeno il bisogno di verifica.
Ma se la credenza veramente significasse questo, che senso avrebbe chiamare credenza religiosa quella che si basa su 'dettami'? Questo, probabilmente molti non ne converranno, significa più obbedienza; stare entro i margini di schemi imposti.
Io non sono propriamente religioso; o meglio: non mi voglio definire in alcun modo. Piuttosto penso che la religione debba essere libertà individuale di comportarsi in base a quanto dal più profondo si sente. Senza che nessuno imponga nulla, senza che il credente imponga a sua volta i propri valori, senza che la scienza debba dominare anche questo campo.
Ma la credenza religiosa istituzionale non è nulla di tutto ciò. E' imposizione. E' attribuzione di norme comportamentali stabilite; non lascia spazio all'autonomia. Perciò questa non è credenza: è obbedienza.

Si badi bene che questo discorso non vuole essere una banale accusa alle istituzioni ecclesiastiche.. Vuole essere una riflessione su quanto la libertà individuale sia sempre messa sotto pressione e minacciata dagli schemi sociali in qualsiasi ambito. Che si sia religiosi o meno.

Proviamo a trasportare il caso della credenza religiosa anche nell'ambito dell'etica propriamente detta: ovvero quella generale. Quella del comportamento da assumere per essere buoni cittadini.
Anche in questo caso gli schemi non mancano. Voi direte: chiaro; una società anarchica non durerebbe parecchio, si tornerebbe allo stato di natura. E su questo sono d'accordo. Le norme costituzionali sono importanti e vanno osservate perché ci sia ordine sociale. Ma vi sono degli ambiti in cui difficilmente si può stabilire cosa è giusto e cosa sbagliato. Il senso della morale comune è sempre sottoposto a modifica, forse perché difficilmente si può stabilire cosa sia morale una volta per tutte, matematicamente. E qui torna il discorso della separazione tra discipline quali la scienza e la religione, ma anche tra la matematica e l'etica. 
Ma perché il cambiamento della mentalità comune si realizzi è necessario il dialogo tra le parti. Allo stesso tempo è importante non porre troppi vincoli alla libertà individuale; è necessario non fare troppe pressioni sugli individui onde evitare che i cittadini siano delle pedine -tutte uguali e con funzioni ben determinate.
Quello che voglio dire è che nel rispetto delle leggi costituzionali si dovrebbe lasciare all'individuo la possibilità di esprimersi come più opportuno egli crede. Senza che nessuno si senta superiore e in grado di giudicare l'altro. Senza che nessuno pensi di dover condannare comportamenti diversi dal proprio solo perché  diversi, e sentirsi in grado di affermare che sono sbagliati categoricamente o che il proprio giudizio è incontrovertibile. Anche qui vi sono delle somiglianze col tema della religione: l'autonomia viene minacciata.

La famiglia: 
sì, dovrebbe essere il primo gradino della riflessione, ma preferisco introdurre partendo dal generico, come ho fatto. Il focolaio domestico è sede di numerosi scontri tra chi ha visioni della vita differenti. Da piccoli si è educati ad osservare un'insieme di valori. Ma a cosa serve l'educazione? Sicuramente ad imparare ad essere autonomi. Ma quando poi siamo sulla strada dell'autonomia chissà perché ci continuano ad imporre norme, valori e comportamenti in nome dell'amore famigliare. Questo potrebbe essere pericoloso: quante volte abbiamo sentito di studenti che si sono uccisi perché non riuscivano a sostenere esami e pensavano di aver deluso la famiglia? Non vedevano altra via d'uscita. Sapevano che non sarebbero stati compresi. Sapevano che andare contro le norme imposte nel proprio nucleo famigliare significava creare una spaccatura irreparabile.
Può sembrare banale, ma le minacce alla propria autonomia sono di grande pericolo.

Omosessualità: 
qui ci sarebbero tante cose da dire. Ognuno ha una sua idea personale, ma inutile negare a quante pressioni sono sottoposti in genere i ragazzi omosessuali. Pressioni nell'ambito famigliare, domestico, religioso e ci metterei in mezzo anche quello scientifico per via delle discriminazioni sul lavoro.
Anche in questo caso le pressioni subite da chi si sentiva diverso e spregevole sono state spesso letali e hanno portato alla morte, al suicidio. 
Tutto questo perché si è diffusa la mentalità che 'omosessuale è contro-natura'.
Ma chi l'ha detto?
-L'ha detto il prete?
-L'ha detto la bibbia?
-E chi l'ha interpretata la bibbia?
-Gli stessi che hanno pensato di considerare validi alcuni scritti e altri no (vedi il vangelo di San Tommaso che non ammette istituzioni tra il credente e Cristo, ma che spinge ad un rapporto diretto e soggettivo, come dicevo prima).
-Gli stessi che hanno pensato quali scritti e quali interpretazioni erano le più valide.
-Gli stessi che hanno generato un senso d'odio nelle persone credendo di avere a disposizione dei mezzi per determinare cosa sia giusto e sbagliato in assoluto.
-Gli stessi che non pensano opportuno dire 'secondo me questo è giusto o sbagliato' ma che si sentono in grado di affermare solo 'questo è giusto', 'questo è sbagliato' e lo condannano.
L'omosessualità è sempre esistita sia nel mondo animale che in quello umano, la natura è piuttosto bilanciata da sé anche in questo... e chissà perché al mondo siamo sempre di più nonostante aumenti la percentuale di omosessuali che acquistano il coraggio di uscire allo scoperto e di non permettere che la propria autonomia venga minacciata. Perché non fanno del male a nessuno. E nessuno può permettersi di fargli del male minacciando la loro libertà. Libertà di credere in Dio anche se omosessuali; libertà di amare un altro uomo o un'altra donna senza essere giudicati solo perché il sistema di valori cattolico dice che è inopportuno.

Pressioni: sempre pressioni. Morte: talvolta portano a questo. In pochi si rendono conto di ciò. A meno che non si legga qualche testimonianza poi dimenticata nel giro di qualche giorno. Come quando al tg parlano di qualcuno che si è tolto la vita, e allora tutti fanno la faccia smunta per dimostrarsi sconcertati, ma poi dimenticano con nochalance perché tanto loro non hanno di questi problemi.

Anoressia: 
non avrei mai pensato di trattare questo punto, ma la lettura che sto facendo in questi giorni è stata forse l'ispiratrice di tutto questo discorso. Volevo essere una farfalla, il libro in cui Michela Marzano racconta la sua vita all'insegna delle pressioni paterne tratta questo argomento. Racconta di come le pressioni paterne l'hanno portata all'ossessione per il controllo. Controllo negli studi, che significava non accontentarsi mai ed essere sempre la migliore; controllo in amore...controllo nel cibo. Anoressia.
Non sto qui a raccontare il testo nei particolari perché toglierei il piacere di leggerlo a chi ne ha l'intenzione, e io consiglio vivamente di leggerlo anche a chi non ha problemi di anoressia perché insegna tanto. 
Posso solo dire che anche in questo caso le pressioni subite fin dall'infanzia hanno portato alla necessità di un controllo morale ed etico che ha significato anche la privazione del desiderio di mangiare. Perché le anoressiche non è vero che non hanno il desiderio di mangiare, dice la Marzano. Mettono a dura prova la loro volontà; e ci vuole grande sacrificio a soffocare la voglia di mangiare. Tutto questo perché la necessità di controllo diventa un'ossessione. Un'ossessione che in qualche modo si può trasmettere a livello famigliare: controllo in tutto, essere i migliori, essere sempre invidiabili e non fallire mai. Non cedere mai alle passioni sfrenate. Ma mentre si pensa di controllare sé stessi non si è consapevoli che è la società a controllare noi e il modo in cui dobbiamo vivere, che influenza le nostre scelte anche quando potremmo e dovremmo farle in assoluta libertà.

Ebbene sì, soffocare la libertà personale e permettere che il controllo degli altri si impadronisca della nostra anima e del nostro corpo è deleterio.

Sembra quasi un discorso relativista: 'non criticare la mia visione del mondo perché non ne hai i mezzi per dire che sono 'sbagliato''. In realtà è l'esatto opposto: si può pensare di non essere in accordo con la visione del mondo di qualcun'altro, lo si può convincere ad adottare la propria visione del mondo, è lecito. Ma sarà infine chi ha il diritto di scegliere che decide di lasciarsi convincere o meno. Questo significa dialogare, e non imporre. L'imposizione ha altre dinamiche e non conosce i termini 'secondo me'. Conosce solo l'imperativo: DEVI!

Non lasciamo che falsi imperativi ci portino via la nostra libertà e la nostra autonomia. E' forse quanto di più importante abbiamo, e non possiamo lasciare che la sua negazione ci conduca all'oblio. 

Neom



Immagine acquisita da www.psicosalute.com

venerdì 30 luglio 2010

Il C.O. più importante fino ad ora. E il più difficile, aggiungerei!

Si, parlo del C.O. con mia madre, molto difficile e senza grande preparazione da parte mia.

Al rientro da un lungo viaggio, io alla guida e lei al mio fianco con nessun altro in macchina, col coraggio a quattro mani, mentre parlavamo della mentalità serrata di mio padre (convenendone, peraltro) e del fatto che noi due abbiamo una grande complicità, le dico: "ora ti dico una cosa: mi vorresti sempre bene qualsiasi cosa accada?"
Lei mi dice di si e mi chiede cosa avessi da dirle, con tutta la preoccupazione del momento.
Le dico: "se ti dicessi che sono gay?" lei molto stupita e incredula per un momento rifiuta l'ipotesi, ma quando capisce che dico sul serio vengo a conoscenza dei suoi stereotipi, quelli che oggigiorno diffondono con piacere tutti i media.
Da quel momento, anche se non ci sono state scenate, per me è stato come un grande salto nel buio, nel senso che non sapevo cosa aspettarmi. Mia madre cerca di sforzarsi di essere come sempre, ma non ci riesce. Le dico che avrebbe potuto avere, qualora le fosse andato di sfogarsi, un punto d'appoggio: una persona che già sapeva di me. La sera stessa ha sfruttato quel punto d'appoggio e si è liberata in un pianto. Quel punto d'appoggio ha rafforzato le mie spiegazioni, forse un po' vaghe in un primo momento a causa della mia agitazione.

Il giorno dopo, quando già le avevo spiegato alcune cose circa il non dover accostare per forza l'essere gay con il sentirsi donna, il fatto che io non vorrei mai essere donna e che sono felice così come sono, mi chiede se mai avessi pensato di rivolgermi ad uno psicologo; inoltre mi accorgo che ha una gran paura che venga a saperlo mio padre o qualcuno in paese e mi dice di non fare "tontese".
Ferito da quelle parole (quelle circa lo psicologo) e dopo averle detto che da lei non mi aspettavo offese di questo tipo, decido di chiederle di venire a fare un giro con me per poter avere occasione di stare soli e parlare apertamente. Avevo capito che quelle erano parole di smarrimento e agitazione da parte sua.

In macchina, appena presa la statale, decido di vuotare il sacco, e vietandole di aprire bocca fino al termine del mio dialogo le dico:

1: non si può sciegliere di essere gay e non si può criminalizzare nessuno per esserlo, tanto meno deve farlo tua madre, che dovrebbe essere felice per la tua felicità;
2: sono una persona normalissima come le altre, forse anche di più, senza bisogno di cure, di spicologi o cose del genere, queste cose fanno ridere anche al solo sentirle dire, e a volte offendono quando a dirle è tua madre;
3 non pensare a me come ad un Malgioglio o a un Platinette, sono realtà diverse dalla mia e non obbligatoriamente accostabili;
4: non preoccuparti della gente, non c'è motivo per cui debbano venirlo a sapere perchè io sono discreto e il mio ragazzo altrettanto, considerando la società un cui viviamo è anche nostro interesse che non si sappia; ma se anche la gente lo venisse a sapere, mai nessuno mi priverà della mia felicità per suo piacere. Nella vita bisogna lottare, e come lo faccio io lo devi fare anche tu. Non preoccuparti per gli altri, lotta per me e per te.
5: Papà non lo verrà a sapere perchè come mi comporto in casa, mi comporto negli altri posti, e se lo venisse a sapere e non mi accettasse vista la sua educazione, sarebbero affari suoi, io continuerò ad essere me stesso.

Anche se le rimane la paura per le persone che le stanno, e che MI stanno attorno, penso che con questo discorso abbia capito meglio alcune cose alle quali aveva sempre pensato in modo inquadrato ed errato.
Credo che dopo questa conversazione ci sia stato un grande progresso perché è tornata subito ad essere quella di sempre. Una madre che mi vuole bene e che è sempre stata mia complice in tante cose. Abbiamo fatto insieme delle commissioni parlando del più e del meno. Mi ha persino chiesto di accompagnarla a comprare delle cose da indossare.
Ovviamente dovrà abituarsi all'idea e dovrà fare un certo percorso interiore. Le ho detto che le voglio bene e che sono sempre disponibile al dialogo. Anche lei mi ha detto che mi vuole bene e che per lei è stato difficile, e io ho risposto che lo rispetto e che sono consapevole di questo, ma che dovrà tirare fuori un po' di grinta.

Spero che il suo comportamento di stasera -l'essere tornata a comportarsi con me come prima dell'accaduto- sia un buon auspicio per il futuro, almeno per quanto riguarda il nostro rapporto, perché tengo tanto a questo.

Probabilmente a nessuno interessa di questo post, ma il piacere di scrivere per liberarsi di qualcosa è sempre sublime!

Neom

mercoledì 7 luglio 2010

Un tema delicato




Parliamo di omosessualità prendendo spunto da un articolo di un caro amico, Òscar. L'articolo, come ho scritto nel post precedente è in catalano e il mio commento in spagnolo. In attesa di articoli in italiano vi lascio allo scritto di Òscar che penso sia un buono spunto per riflettere su un tema delicato.

Si parla di diritti civili, di come si possa vedere l'omosessualità e di alcune concezioni a dir poco sconcertanti, per altro espresse da coloro che dovrebbero essere degli esperti e che invece vedono l'omosessualità come una malattia per cui esisterebbe una cura. Penso che tornerò sull'argomento, magari in italiano, perché ci sono molte persone che ogni giorno lottano per diritti difficili da ottenere, la cui mancanza o parziale ottenimento di essi, porta al vivere nell'oscurità e nel timore.



Passiamo ora all'articolo di Òscar:



"Alguna cosa no va bé al nostre país quan, de vacances a Conil de la Frontera(Cadis), de passeig una nit amb el meu xic pels costeruts carrers mentre ens mengem un saborós gelat, uns adolescents que no deuen tenir més de 18 o 20 anys fan l’homòfob i despectiu comentari «mira, dos mariconas» quan passem pel costat. Són quatre xiques i dos xics, però el diu un d’ells imagine que fent-se el gall. Afortunadament, no el sent. Minuts després, tornem a passar per on seuen aquests immadurs. El meu nóvio els mira de fit a fit: un abaixa la vista i l’altre, covard, l’aparta. M’agradaria saber quin problema tenen aquests joves amb les persones homosexuals i em preocupa que en el segle XXI, l’any 2010, alguns joves pensen així sobre aquesta realitat.

Recentment he llegit una notícia en la premsa que m’ha cridat l’atenció. Els Mossos d’Esquadra han detingut quatre xics que a penes superaven els vint anys i que formaven part d’un grup de música neonazi que usava les lletres de les cançons per carregar contra els homosexuals i els jueus. Increïble, veritat?

Arran de l’anècdota viscuda a Conil i de la notícia del grup musical homòfob em vénen al cap molts pensaments que vull compartir amb vosaltres.

En primeríssim lloc, despús-demà tinc previst anar a la manifestació de l’Orgull Gai a Madrid i veig que encara hi ha motius per anar-hi. Mentre que hi haja comentaris com l’esgrimit per aquell xicon, amb més raó i amb més convenciment continuaré manifestant-me el primer cap de setmana de juliol a la capital espanyola. Contra l’homofòbia, un sí rotund.

En segon lloc, no cal faltar mai el respecte a ningú perquè siga més gros o més prim, més alt o més baix, més guapo o més lleig, o heterosexual, homosexual, bisexual o transsexual. No s’ha de menysprear a ningú perquè tots som persones i mereixem un tracte adequat i correcte, però sembla que alguns joves, això, no ho saben.

En tercer lloc, tant de bo que aquests xics i aquestes xiques, quan seran pares o mares, no tinguen un fill o una filla homosexuals. O sí, i així sabran el patiment que encara avui molts progenitors, i especialment les persones LGTB en carn pròpia, hem de sofrir, i potser d’aquesta manera podran fer-se una lleugera idea de com ens vam arribar a sentir.

Per fortuna, vull creure que és una gran minoria la que pensa així i que, en canvi, la majoria de la població passa olímpicament quan, per exemple, veu dos xics junts al carrer, passejant, com féiem nosaltres. Sembla que aquests joves, sense conéixer-nos de res, sense besar-nos, sense agafar-nos de la mà, simplement per anar junts ja sabien que érem gais. Quin olfacte, no? I dic jo: potser encertaven per afinitat, no? No m’estranyaria gens: ojos de loca no se equivocan.

I és que els gais, no sé com ho fem, sempre estem dalt de tot. Una altra notícia que també fa poc que m’ha deixat de pasta de moniato duia per títol «Oracions per a deixar de ser gai». Amb aquest títol ja podeu imaginar-vos-en el contingut, veritat? Malgrat tot, voldria comentar-la, perquè, sincerament, no en podia donar crèdit mentre la llegia.

Una clínica de Barcelona ofereix pastilles i tractaments per a deixar de ser gai. I jo dic: quèèèèèèèèèèèèè? Però el que és més fort encara: no és l’única. N’hi ha més. Continue llegint i em trobe amb coses com «resar deu parenostres i deu avemaries», «tenir sexe amb dones i no veure pornografia», «medicar per abaixar la libido», «castració química», «masturbar-se pensant en dones» i un sense fi més de barbaritats que m’encenen no sabeu quant i que em deixen bocabadat. Com diu la joventut ara, al·lucine, de deveres. Fa vint anys que l’OMS deixà de considerar l’homosexualitat com una malaltia i encara estem així. No m’ho puc creure! Aquests senyors no en papen ni una. L’homosexualitat no pot ser curada per una senzilla raó: perquè no és una malaltia. Tant costa entendre això? No hi ha cap evidència científica que demostre que siga possible canviar l’orientació sexual. Per això, i per mentir en nom de la ciència, hauria de ser un delicte el que estan fent aquestes clíniques i el Ministeri de Sanitat i Política Social hauria de sancionar, amb mà dura, aquesta mala praxis mèdica.

La notícia parla d’un xic de 35 anys que va seguir les teories d’Aquilino Polaino. Imagine que sabeu qui és, veritat? Per si de cas, us ho recorde. Ni més ni menys que el psiquiatre que l’any 2005 —abans de l’aprovació de la Llei 13/2005, d’1 de juliol, que permeté el matrimoni homosexual— va ser invitat pel Partit Popular a participar en una sessió en el Senat per tal d’explicar els danys que podia causar les parelles gais als fills. Aquest expertdefén les teràpies reparatives i considera que l’homosexual sorgeix de famílies disfuncionals. Àngela Maria! No malgastaré temps ni esforç a posar de volta i mitja aquest senyor. No. Simplement diré que em sembla vergonyós que diga això, que tals comentaris el desacrediten totalment com a metge especialista en psiquiatria i, aprofitant-ne el cognom, li diria, en xinés: «pol-ai-no», que traduït al castellà seria «por ahí, no». La meua família podrà ser moltes coses, però disfuncional sí que no. Potser ho és la seua i per això Aquilino diu les animalades que diu. Veritat?

I acabe. Escric aquestes línies des de la paradisíaca platja naturista igayfriendly de Caños de Meca (Cadis). Alce el cap per veure la mar i l’horitzó i relaxar-me després de la tensió que m’ha provocat escriure algunes de les coses que he hagut d’escriure ací; veig que passegen per la vora dos xics, primer abraçats i, després, agafats de la mà, tota una mostra d’amor i d’afecte que, almenys a mi, m’entendreix i m’emociona alhora. I pense: a qui no li agrade, que no mire i punt.

Ara me’n vaig a l’aigua, que hi fa molta calor. Bon estiu i bons banys. Compte amb els taurons, que són perillosos i mosseguen. En eixir-ne, començaré a resar parenostres i avemaries, per si de cas, però crec que amb deu no en tindré prou, n’hauré de resar, si més no, mil de cada i així tornaré a la normal heterosexualitat. A la meua terra, en aquests casos, diem: per a cagar-se i no torcar-se!"



Publicado por Òscar en 5:44

Fonte:

http://oscarbanegas.blogspot.com/2010/07/homofobia-encara.html




Il mio commento all'articolo:


"Hola Òscar! He hecho un gran esfuerzo para leer todo en valenciano, pero he entendido bastante para decir que el todo es espatoso. Como pueden decir que un homosexual es enfermo? Yo me considero normal en todo, y creo de poder amar a una persona, que sea hombre o mujer, màs que algunos de los que dicen de ser heterosexuales y no saben que significa amar a una persona, que sea amor de pareja o amor como amistad: ellos para mí son sólo cabrones.
Antes de nosotros muchas personas y asociaciones hicieron mucho para los derechos de los homosexuales, pero todavía con la gente ignorante que hay, es necesario un esfuerzo mayor.
El día del pride en Madrid fue maravilloso, pero cuando decidí de volver a la estación de autobuses a medianoche, en la boca de metro había un señor (si así lo podemos llamar) que dijo a un chico "¡maricón, no eres digno de España¡" o algo así, y se lo dijo con un grito muy muy violento, de verdad. Mi corazón, después de una manifestación tan bella como fue la de Madrid, se me rompió. Lo que me alegra un poco es que la mayoría de los que estábamos allí, todos juntos nos pusimos a gritar por lo que él dijo al chico y alguien llamó la seguridad.
La verdad es que en Italia ha pasado muchas veces algo parecido, peró no creía fuera posible algo así en España, que es el sueño de los chicos homosexuales italianos por ser tan liberal.
Tampoco, no obstante sé que en todos los paises hay cabrones, me creía posible que alguien pudiera considerar los homosexuales como enfermos en España, que con Zapatero se volvió a la vanguardia para los derechos humanos.
Claro que España queda el pais que más prefiero en el que viviría con mi novio, porque vivir aquí para un año me ha alegrado mucho, como me ha alegrado mucho ir de la mano con mi novio por la calle, algo que es peligroso en Italia, considerando los homófobos que están.
Lo que me deseo es que la lucha sigua hasta conseguir si no todo, el 90 % de lo que pedimos, el derecho de vivir como los que se consideran mejores de nosotros sólo por ser heterosexuales."




Mi sono dilungato un po' troppo, ma penso valga la pena dare un'occhiata e riflettere un po' su ciò che concerne l'argomento.






NeOm